Tessere: verbo e sostantivo. C’è chi tesseva la tela (Elena di Troia) e chi tesse la trama delle tessere. Che non servono più (non ancora, almeno) come ai tempi della Buon’anima quando vigeva il razionamento dei beni di prima necessità e la tessera era necessaria per portare a casa qualcosa da mangiare. Oggi le tessere servono per vincere un congresso di partito. Più ne controlli e maggiore è la possibilità che tu venga eletto segretario/a. Ma sulle tessere, alla vigilia del congresso di FdI, si ordiscono le accuse reciproche dei candidati alla segreteria. Volano gli stracci, si brandiscono le tessere. Gli schiamazzi si sprecano e il Golem si è svegliato dal torpore invernale.
Sfoderando sorrisi a 32 denti, le “sorelle d’Italia” nostrane si affrontano, sulla stampa locale e non solo, a suon di ceffoni (politici, ben s’intende), di tessere e di richiami alla linea – che sempre curva a destra – e al bene supremo del partito. Stupisce solo che le due sbalordite signore si dichiarino stupefatte delle polemiche in atto, mentre l’una rimanda all’altra un “pacco di affari suoi”.
Benvenute, “giovani italiane”, nell’agone della politica. Da sempre, i congressi dei partiti si caratterizzano anche per il mercanteggio delle tessere e dei consensi. Non sarà nobile, ne convengo, ma non è nemmeno una novità unica e straordinaria. Lo hanno fatto tutti. Anche quando c’era Lui, cara Lei.
Certo che forse si fatica ad accettare simili manovre e meccaniche congressuali, ma è così che va, magari zoppicando, la democrazia. Se però la questione si rivelasse troppo indigesta, per placare le ansie da congresso imminente resta pur sempre l’antico rimedio dell’olio di ricino. Un sorso e via, di corsa, verso il… congresso.
Nel frattempo, le due strateghe si sfidano sul terreno delle sottigliezze e, pur di annullare l’avversaria, arrivano addirittura a proporle il ritiro dalla competizione. Una mossa di rara astuzia. E così, mentre “l’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria, l’ora delle decisioni irrevocabili”, i fratelli, le sorelle, le mamme, i papà, gli zii e i parenti tutti (d’Italia) si dedicano alla lievitazione di tessere e iscrizioni, perché la “parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti. (…) Vincere. E vinceremo!”
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