Meloni tra le mele e Fugatti in fuga a Bruxelles. Una mela avvelenata per la premier dame da parte dei vertici della Repubblica autonomista trentina? Proprio nel giorno – il 18 novembre – in cui a Roma partivano randellate verbali nei confronti della Presidenza della Repubblica, in val di Non la cabinovia di Melinda si inabissava nelle celle ipogee della montagna di calcare. Divenuta magazzino di stoccaggio delle golden. Oro in miniera, anche se non è tutto oro quel che luccica.
C’erano, osannanti la premier, 2700 invitati – la maggior parte produttori di mele – ma non c’erano i vertici delle istituzioni dell’autonomia (a parte gli assessori di area).
E non è stato un bel notare le assenze di consiglieri e sindaci di centri importanti. D’accordo, la signora Meloni era reduce dalla performance al grido di: “chi non salta comunista è” e diretta a fare un comizio (in quel di Padova) per una campagna elettorale dagli esiti scontati. Tuttavia resta (anche se lei a volte pare dimenticarlo) la presidente di tutti gli italiani e come tale, bon ton istituzionale di cui la destra difetta, va onorata.
Se ne è fatto carico, ed è tutto dire, il capogruppo del PD in consiglio provinciale a Trento, Alessio Manica, il quale ha rimarcato, in una nota, “una dimenticanza piuttosto grave”. Scrive: “Pare che il protocollo di questa visita ufficiale delle alte cariche dello Stato, affidato per la parte locale alla regia della Provincia, abbia ignorato proprio quelle istituzioni dell’autonomia speciale – ed in particolar modo il Consiglio provinciale – che hanno concorso al sostegno finanziario di una così brillante impresa. Non si tratta di questioni marginali, quanto piuttosto di quel mancato rispetto istituzionale che non dovrebbe mai venire meno, soprattutto negli atti e nelle cerimonie ufficiali, a testimonianza di una sciatteria che non depone a favore della compostezza delle nostre istituzioni.”
Proprio no. Ma di che stupirsi, visto l’andazzo?
intanto il Golem, da par suo, rincara la dose.
Il mese di novembre è, da sempre, molto caro alla destra italiana. Il 16 novembre del ‘22 Mussolini tiene in Parlamento il tristemente famoso “discorso del bivacco”. Il 17 novembre del ‘38 viene emanata la legge che definisce i criteri di individuazione degli ebrei e proibisce i matrimoni fra italiani ariani ed ebrei. Il 19 novembre del 2025, i “Fratelli d’Italia” tentano di emulare tanta grandezza, favoleggiando di un complotto ordito dalla Presidenza della Repubblica ai danni della “Giorgia nazionale”. Suscitano lo stupore del Colle per un’accusa più che ridicola, ma non demordono e mentre tutto ciò accade, la Meloni si immerge fra le mele e prova la funivia dello stoccaggio. Che sia una premonizione?
Sullo sfondo di Melinda, Lollobrigida sfila fra le miss locali Gerosa e Ambrosi, forse nel ricordo della Lollobrigida che sfilò a miss Italia (1947) arrivando tuttavia seconda. La distanza temporale – e non solo – è siderale, eppure i sorrisi elettorali plastificati si assomigliano.
Penso avesse ragione l’economista Galbraith, quando diceva che la politica non è l’arte del possibile, ma solo della scelta fra il disastroso e lo sgradevole.
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