Bocciata dalla Consulta, a Roma, la legge provinciale sul terzo mandato, sulla possibilità cioè che il governatore (pro tempore) della Provincia autonoma di Trento, in sella per due legislature, potesse ripresentarsi alle prossime urne (nel 2028 o prima se Fugatti dovesse gettare la spugna per prendere il treno per altra destinazione). Insomma, il terzo mandato… mandato a quel paese.
“Il principio del divieto del terzo mandato consecutivo vale anche per il Presidente della Provincia autonoma di Trento e per tutti i presidenti delle Regioni autonome eletti a suffragio universale e diretto”. Così il comunicato stampa della Corte Costituzionale.
Leggeremo le motivazioni dei giudici della Suprema Corte con le quali hanno respinto al mittente la legge 52 del 9 aprile 2025 approvata in pompa magna dal Consiglio Provinciale di Trento con 19 voti e contrastata da 16 consiglieri.
Quando da Roma è arrivata la notizia, in piazza Dante a Trento era in corso la seduta del Consiglio Provinciale. Di solito, di fronte a un terremoto si cambia l’ordine dei lavori e si discute subito il da farsi. Ed è ciò che hanno chiesto i consiglieri dell’opposizione, a cominciare dalla consigliera Maestri. I quali si sono sentiti rispondere dal serafico presidente (pro tempore) dell’assemblea che la decisione della Consulta non era all’ordine del giorno.
Come se i pompieri, di fronte a un’emergenza, rispondessero alla richiesta di aiuto: “telefonate domani che oggi abbiamo un’altra scaletta.” Non ci sono parole (solo parolacce).
Intanto, ciò che si può dire, è che il tentativo della maggioranza di forzare la legge nazionale ha messo a nudo il recinto dell’autonomia. Speciale fin che si vuole, ma nuda davanti alla protervia e all’occupazione delle poltrone senza un minimo di cultura istituzionale.
Se gli elettori sono sovrani, il governatore della Provincia non può diventare sovrano esso stesso. Il limite di due mandati consecutivi ai vertici della Provincia, così come per le regioni a statuto ordinario, risponde alla considerazione inoppugnabile che in due mandati un governatore può aver fatto tutto il bene, o tutto il male possibile, per la propria comunità.
Qui non si tratta di Fugatti o di Pinco Pallo, anche se sull’operato del governatore che rivendica ascendenze padane il giudizio è men che mediocre. A cominciare dalla spericolata e pervicace volontà di portare a Trento un concerto che è costato alle pubbliche casse (e quindi a tutti noi che paghiamo le tasse) la cifra considerevole di oltre 6 (taluni dicono 8) milioni di euro.
A braccetto con i suoi sodali ridotti a strapuntino, con la legge sul terzo mandato il governatore dell’ordino-comando-e-voglio stava incartando l’autonomia. Se n’erano accorti persino i post fascisti che si erano sfilati. Insomma, un pateracchio che la Corte costituzionale ha cassato senza se e senza ma.
In attesa delle motivazioni di tale decisione, il governatore (molto pro tempore) della Provincia parte dopodomani per il Brasile per portare il verbo padano ai trentini figli dei figli degli emigrati di 150 anni fa. Quando qui governava l’Austria che per i trentini, a dispetto di Kaswalder e dei suoi sodali, per i Welschtiroler tanto felix non fu. Se furono costretti ad andarsene, come il terzo mandato, a quel paese.
La delegazione provinciale va in Brasile accompagnata dal coro Valsella di Borgo Valsugana, una delle eccellenze canore di questa terra. Ma già si annunciano interrogazioni sul bando di concorso per il viaggio in Sudamerica pagato dalla Regione (o forse dalla Provincia che alla Regione avrebbe stornato una certa cifra). Ne sapremo di più quando lor signori risponderanno alle interrogazioni promesse.
Una volta, in piazza Dante, volavano le aquile. Adesso nemmeno i fringuelli, visto che per nuovi dispositivi rischiano di essere presi a fucilate. In nome dell’Autonomia, ça va sans dire.

