Sulle sponde trentine del Benàco (così indicavano a scuola il lago di Garda) dal 22 al 24 ottobre va in scena una kermesse (leggi: fiera) della didattica. Si chiama “Didacta” e, come annuncia un comunicato, “per la prima volta un’edizione regionale coinvolgerà in particolar modo tutte le regioni del nord Italia. In uno spazio di 20.000 metri quadrati distribuiti su 6 padiglioni, verrà allestita un’area dedicata alla formazione con oltre 150 eventi fra workshop e seminari”.
I fatti sono presto detti. La Provincia finanzia con circa 1 milione di euro una fiera della scuola che si chiama “Didacta” e paga quindi tutto, ma proprio tutto, mentre gli organizzatori privati incassano tutto, ma proprio tutto. Qualcuno si permette di osservare che forse non è un grande affare e allora chi l’ha voluto si inalbera. Seguendo una moda – e come potrebbe essere altrimenti – già consolidata, la sempre fascinosa Assessora alla (d)istruzione, anziché rispondere con chiari dati e logiche di spesa, afferma che si tratta delle consuete strumentalizzazioni di chi non vuol capire.
Dietro al sorriso suadente e agli ammiccanti occhioni azzurri, l’Assessora, sopravvissuta miracolosamente alle “purghe” fugattiane”, non si perita affatto di precisare le ragioni di quasi 1 milione di euro di spesa per tre giorni di un evento come “Didacta” che, pur con tutta la considerazione del caso, sembra sempre più un business che un atto formativo, dato che i proventi di qualsiasi natura (incassi, affitti ecc.) rimangono nelle tasche degli organizzatori. Alla Provincia i costi, ai privati i profitti. D’altronde se Fugatti ha avuto il “suo” Vasco Rossi, vuoi che Gerosa non abbia la “sua” Didacta, naturalmente a spese pubbliche? Non è così? E allora, anziché offendersi, abbia la compiacenza di motivare cifre e spese, posto che altri, per il medesimo prodotto, hanno scucito somme molto, molto, ma molto inferiori. Sono casi in cui non è difficile capire chi sia Pantalone.
Con la consueta grazia democratica poi, invece di derubricare a sterile polemica di parte ogni legittima domanda di chiarimenti, la Signora Assessora potrebbe informare, spiegare, chiarire, illustrare, delucidare, palesare, disvelare e quant’altro contiene il vocabolario in materia di sinonimi di trasparenza della spesa pubblica, circa il senso ed il “ritorno” di questo faraonico “investimento”. Non serve sprecare molta letteratura. Basta limitarsi a spiegazioni semplici e comprensibili, perché, piaccia o meno, sempre di denaro pubblico si tratta. Lei però, gentile Assessora, non mi ascolti, La prego. Le mie sono solo volgari strumentalizzazioni mostruose di un mostro inguaribilmente depresso davanti a tante mostruosità.
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