Figurine (politiche) e figuracce (plateali). È diventato virale sul web il video di 4’55”, andato in onda domenica 14 settembre nel corso della trasmissione televisiva di Rete4 “Fuori dal coro”, relativo a una piccola inchiesta sul bonus arretrato dei consiglieri provinciali (e regionali). L’inviata da Milano di una rete televisiva non proprio ostile agli attuali reggitori del Palazzo, ha chiesto conto a vari consiglieri e assessori degli emolumenti arretrati giunti in busta-paga nel corso dell’estate. Apriti cielo e bocche cucite. Marianna Canè, Mediaset, della trasmissione “Fuori dal coro” di Mario Giordano ha fatto ciò che ogni giornalista fa o dovrebbe fare: ha posto domande. Ha ottenuto silenzi (Fugatti in fuga oltre la porta del palazzo), risposte evasive, mezze risposte, persino bugie. Come quella del consigliere Claudio Cia che ha negato di essere consigliere ma si è definito “funzionario”. E codesti signori sono coloro che, gonfi e tronfi, annunciano in campagna elettorale che loro sì che sanno governare. Loro sì che hanno il coraggio di guidare la Provincia autonoma di Trento.
Ciò che indigna, in questa miseranda figura fatta a livello nazionale, non è tanto l’ammontare della indennità (11.500 euro lordi al mese) che dovrebbe coprire l’impegno e la responsabilità dell’incarico (ed evitare che qualcuno possa essere tentato di chiedere o accettare tangenti). Ciò che indigna noi e il Golem è la mancanza di indignazione da parte della pubblica opinione. Anestetizzata dalla rassegnazione e dal disimpegno. In altri tempi (accadde perfino 500 anni fa) il “popolo” dei mille euro al mese e delle pensioni da 600 euro sarebbe sceso in piazza con i forconi. Ma se in piazza Dante sono conigli che scappano di fronte a un microfono, come stupirsi se coloro che li hanno mandati in quel posto non li mandano adesso a quel paese. (af)
Li abbiamo sempre visti baldanzosi e sicuri di sé; arroganti, pronti a ogni sfida e sempre in grado di rispondere a ogni problema. Poi arriva una trasmissioncina televisiva petulante, urlante e intrisa di retorica da supermercato e tutto svanisce in un soffio.
Passi per il consigliere provinciale in crisi di identità che si confonde sul suo stesso essere, ma che qualcuno, con il “coraggio del coniglio”, fugga davanti ai microfoni di una rete peraltro “amica”, in silenzio e a capo chino, racconta più di mille interviste la “statura” di questi “aspiranti” statisti. Da costoro ci si attenderebbe almeno la coerenza di difendere scelte, magari anche impopolari, ma comunque fatte da loro stessi e non a loro insaputa. Altro che la fuga del fuggevole sfuggente che finge di non fuggire.
Per la prossima “imboscata” giornalistica, si propone quindi la collezione di camuffamenti Clouseau. Si va da un simpatico completino marrone da porcino, per presidiare, non riconosciuti, piazza Dante da sotto le piante, al travestimento da fringuello per distrarre i giornalisti e attrarre i cacciatori e gli elettori. Fantastica anche la trasformazione in panchina, che impedisce di accorgersi di qualsiasi differenza con il ruolo rivestito in politica e, per i meno coraggiosi, la mutazione in “bolognini” che, fra l’altro, assicura una lunga permanenza in piazza Dante.
Certo che se uno il coraggio non ce l’ha, non può darselo, ma almeno a testa alta. Perché anche la paura dev’essere dignitosa.
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