Il 23 agosto 1945 – la guerra era finita da poco – esponenti di varia estrazione politica, riuniti al teatro “Sociale” di Trento, diedero vita all’ASAR (Associazione studi autonomistici regionali) che fu attiva per circa tre anni. I fondatori (il prof. Valentino Chiocchetti, Federico Manica e Clara Marchetto) chiedevano per la regione Trentino-Alto Adige una “autonomia integrale da Borghetto al Brennero”. Quelle idee catalizzarono l’interesse e la partecipazione al movimento di centomila persone. Una parte del movimento si travasò in un partito (il PPTT) che alle elezioni regionali del 1948 ottenne 33.137 voti. Tra gli eletti anche Clara Marchetto la quale non poté esercitare il mandato poiché, nel 1940, era stata condannata per spionaggio militare a favore della Francia. Dove, infine, espatriò e dove morì a 71 anni nel 1982. Nell’ambito del progetto “Autonomia. Il cammino della Comunità trentina”, giovedì 11 settembre si è tenuto a Trento un convegno sulle vicende storiche dell’ASAR. E su questo, il Golem, ha qualcosa da dire.
Immobile nella mia soffitta praghese, sono venuto a conoscenza di un convegno tenutosi a Trento in questi giorni, attorno alle vicende dell’A.S.A.R. (Associazione Studi Autonomistici Regionali), un movimento trasversale alla politica, attivo fra il 1945 e il 1948 e che puntava ad un’autonomia integrale “dal Brennero a Borghetto”. Il convegno, promosso e organizzato dalla Fondazione Museo Storico del Trentino, ha visto la partecipazione di storici di spessore, come Luigi Blanco e Mirko Saltori.
Qualche sorriso lo ha suscitato però il saluto della Provincia, portato dal sempre ineffabile assessore alla promozione dell’autonomia e segretario del PATT. esponente, seppur in sedicesimo, di una coalizione della destra centralista, nella quale il senso della presenza del PATT, si caratterizza per essere priva di senso. La destra infatti fu ieri un’accanita avversaria dell’ASAR e oggi lo celebra con un convegno, perché un convegno non si nega a nessuno. Lo fa senza la presenza del suo leader, troppo occupato fra pompieri, alpini e feste campestri, ma inviando quell’assessore Simone Marchiori, l’unico capace, in ossequio alla maggioranza che lo ha voluto assessore tecnico dopo essere stato bocciato dalle urne, di manipolare la storia per mettere due piedi in quattro scarpe. Contemporaneamente. Un’esibizione insuperabile. Come “il pallido prence danese”, Simone ama la sua sedia e la chiama Ofelia. Forse lo fa sul serio, forse per celia. Pur di non perderla, la prossima volta andrà all’assemblea dei donatori di sangue, portando il saluto del conte Dracula, perché in politica la coerenza premia sempre.
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