“I lunghi singhiozzi dei violini d’autunno, feriscono il mio cuore con monotono languore”. Sono i versi di una celebre poesia di Paul Verlaine, il “poeta maledetto” vissuto in Francia tra il 1844 e il 1896, usata dagli Alleati su Radio Londra per annunciare alla Resistenza francese lo sbarco imminente sulle coste della Normandia (6 giugno 1944). Potremmo farli nostri nell’autunno, non solo del calendario, dell’Autonomia e della cultura che dell’autonomia dovrebbe essere il pilastro. Abbiamo letto nei giorni scorsi un’intervista e vari interventi di quel campione che dell’autonomia trentina dovrebbe essere il perno ed il motore. Il vuoto pneumatico. Risposte banali a domande puntuali. E il Golem, che per sua fortuna osserva il tutto da lontano, ha scritto ciò che segue:
In un triste languore, la cultura in questa terra sta morendo. Forse è un segno dei tempi. Qualunque sia la causa, si tratta comunque di un processo che pare inarrestabile e che devasta il poco che è rimasto del patrimonio culturale trentino. Anche la scuola, motore culturale e formativo per eccellenza, produce di sé l’immagine di un evidente affanno.
Meravigliarsi serve a poco. In tempi di pensiero debole; di rincorsa all’effimero e all’immediato consenso e nell’assenza di qualsiasi traccia minima di una politica culturale provinciale degna di tale nome, la cultura si spegne, per lasciare il posto all’esibizione del niente.
A Trento ha chiuso i battenti il cinema “Astra” e il “Roma” sembra avere il destino segnato. Spazi teatrali prestigiosi e preziosi, perché esploratori di linguaggi nuovi e di interazioni positive come quelle fra scienze e teatro come Portland, hanno abbassato definitivamente le saracinesche. Il Centro Servizi culturali “S. Chiara”, travolto da bilanci in perdita ma anche dalla perdita di lucidità e di coraggio davanti a miopie politiche, sembra avviato verso una deriva di senso perché incapace di reagire ad un uso strumentale delle sue potenzialità. Il Castello del Buonconsiglio, perla di una corona sempre più povera, è, di fatto, “commissariato” attraverso un dirigente assorbito da mille altre dirigenze e ciò vale anche per la Sovrintendenza ai beni culturali, mentre il MART sembra sospeso nell’attesa di un futuro incerto e delicato.
I destini, incerti, della cultura paiono ormai in mano a pochi onnipresenti e onniscienti; a qualche inamovibile e a molte convenienze, Nel frattempo si moltiplicano gli appetiti su poltrone, poltroncine, sgabelli, sedie e scranni. In questo clima, anche le Fondazioni, fiori all’occhiello del Trentino che fu, stanno girando solo nelle loro orbite, interagendo sempre meno con ciò che sta fuori. Con un incredulo rimpianto, qualcuno ricorda l’ineguagliabile Guido Lorenzi, “l’ultimo” Assessore provinciale alla Cultura. Alcuni successori credevamo avessero toccato il fondo. Poi siamo all’oggi. Non c’è mai limite al peggio.
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